Sumud Flotilla: la pace che non sale a bordo
La Sumud Flotilla è partita. Non porta missili, non porta cannoni. Porta corpi, idee, resistenza non armata. Pace concreta, fisica, tangibile.
E allora la domanda è semplice: dove sono tutti quelli che predicano pace?
Il Papa, i cardinali, i vescovi. Perché nessuno di loro è salito su una di quelle barche? La Chiesa è in sciopero? La cristianità è un hashtag domenicale? O forse è più comodo restare nei palazzi a benedire la pace con i riflettori accesi, invece che sporcare i sandali di salsedine?
Ipocrisia.
Anche Dio è stato mercificato: brandizzato sotto gli abiti da sala, usato come logo politico.
Ho letto che ci sono due parlamentari. Bene. Ma chi sono? Perché solo ora? Fino a ieri erano in vacanza? E soprattutto: dove sono gli altri 600?
La pace non è un comunicato stampa. Non è una foto opportunity. Non è un panel con i microfoni ben allineati. La pace è sedersi su una barca fragile e dire: ci siamo anche noi.
I professionisti della diplomazia parlano di dialogo, di equilibrio, di compromesso. Ma quando il dialogo diventa rischio, spariscono tutti.
Il silenzio delle istituzioni pesa più del mare.
La Sumud Flotilla è un atto politico, non estetico. È resistenza pura.
E mette a nudo una verità insopportabile: la pace è l’unica parola che tutti pronunciano, ma che nessuno vuole vivere davvero.