Global Sumud Flotilla: una pagina di storia che non avete visto
La Sumud in arabo significa perseveranza. È la parola che i palestinesi hanno scelto per nominare la resistenza che non si piega, il diritto a restare nonostante la guerra, l’assedio, la cancellazione.
È la parola che dà nome alla più grande missione civile mai organizzata via mare: la Global Sumud Flotilla, una flotta di decine di imbarcazioni partite dal Mediterraneo per rompere il blocco su Gaza.
Medici, artisti, giornalisti, attivisti da 44 Paesi. Tra loro Greta Thunberg, Zerocalcare, Fiorella Mannoia. Una pagina di storia che si scrive sotto i nostri occhi.
Eppure, se non avete visto i video su Instagram o i post rilanciati su qualche profilo indipendente, probabilmente non sapete neanche che sia successo.
I telegiornali generalisti? Silenzio. Le reti strapagate dal canone e dalla pubblicità? Forse un trafiletto in basso, quando ormai la cronaca era già altrove.
Come mai? Perché questa storia non è stata raccontata con la stessa ossessione con cui ci bombardano ogni giorno di notizie occidentalizzate, selezionate, rese digeribili?
La verità è che viviamo in un sistema che rende “spendibile” tutto: la guerra, il dolore, perfino un genocidio. Quello che non è spendibile viene taciuto, messo ai margini, nascosto.
Ed è qui che nasce la provocazione: non siamo davanti a una mancanza di notizie, ma a un controllo culturale che decide cosa possiamo guardare e cosa dobbiamo ignorare.
Io su questo meccanismo ho scritto un saggio. Ma la cronaca di questi giorni mi ricorda che non è teoria: è realtà. Una flotta che rappresenta la perseveranza di un popolo può attraversare il mare e rimanere invisibile.
Non perché non esista. Ma perché qualcuno ha deciso che per noi non è rilevante.